Call for Papers, n. 11: “Dal corpo oggetto alla mente incarnata”
A cura di Francesca Brencio

Essere un corpo o avere un corpo? È da questa domanda che si irradia la riflessione intorno al corpo inaugurata dalla fenomenologia e intrecciata dapprima alla psicologia e poi alla psicoanalisi. Il pensiero del corpo, il cui genitivo è oggetto di dibattito, è forse tra i temi di maggior attualità nel panorama filosofico internazionale, e non solo: infatti, nell’ultimo secolo sia le neuroscienze, la psicologia che la filosofia della biologia si sono interessate a questo tema in modo sempre più importante proponendo diverse interpretazioni di quello che rimane il soggetto per eccellenza dello psichico (Freud). La meditazione contemporanea intorno al corpo ha permesso di mettere in discussione un certo modo di concepire questo “oggetto”, a partire dall’eredità cartesiana delle due sostanze, eredità che è a fondamento di buona parte delle neuroscienze e di un certo modo di intendere la relazione mente-corpo, così come di esercitare le prassi cliniche. Il passaggio dal corpo oggetto (mero Körper, per dirla con Husserl) alle recenti teorie sull’embodiment indicano non solo un cambio teoretico di paradigma nell’esplorare la relazione mente-corpo, ma anche come questo sia foriero di nuove intuizioni nel campo delle scienze applicative. Non solo: il tema del corpo si presta naturalmente alla riflessione sulla soggettività e sull’intersoggettività, ma anche sulle loro alterazioni, alla relazione con l’ambiente, al movimento etc.

Questa call for papers invita gli autori ad esplorare i possibili temi che permettono di:
(a) indagare il corpo fra trascendenza, fattualità e costruzione del Se;
(b) esaminare l’incontro della fenomenologia con la psicopatologia e con il cosiddetto approccio 4E alle scienze cognitive in relazione al tema del corpo;
(c) esplorare i nuclei tematici che legano il Sé alla questione dell’embodiment e dell’intersoggettività offrendo, laddove possibile, esempi provenienti dalla clinica;
(d) fenomenologia ed ermeneutica in dialogo con la medicina e le sue specialità.

I saggi devono essere inviati al presente indirizzo email redazioneincircolo@gmail.com entro e non oltre il 1° aprile 2021. L’accettazione del contributo verrà comunicata tramite email entro il 1° Maggio 2021. Si prega i gentili autori di adeguare il proprio contributo alle indicazioni editoriali consultabili e scaricabili al link: http://www.incircolorivistafilosofica.it/per-gli-autori/

Call for Papers, n. 11: “From the object body to the embodied mind”
Edited by Francesca Brencio

Being a body or having a body? From this question arises the meditation on the body initiated by phenomenology, a meditation intertwined with psychology at first and later with psychoanalysis. The thought of the body, the genitive of which is at the core of many philosophical debates, is perhaps one of the most controversial themes, not only in contemporary international philosophy, but also in the fields of neuroscience, psychology and the philosophy of biology, which become more and more involved into this debate in order to provide different interpretations of what is considered to be the subject par excellence of the psyche (Freud). Contemporary approaches to the body have brought into discussion a certain way of conceiving this “object”, starting from the question about the cartesian legacy of the two substances, which is at the foundation of a certain way of interpreting the mind-body issue in contemporary neuroscience, as well as by those engaged in clinical practice. The paradigm shift from the object body (as Körper, to use Husserl’s words) to the more recent theories of embodiment shows how this shift is a harbinger of new hypotheses in the applied sciences. Furthermore, the issue of the body opens the path to meditations on subjectivity and intersubjectivity, on their disturbances, on corporeality and the relationship with the environment, movement, etc.

This call for papers invites authors to submit papers about themes including, but are not limited to, the following:
(a) Transcendence, factuality and the construction of a Self in the understanding of the body;
(b) Recent encounters of phenomenology with psychopathology and the 4E approach to cognition in the interpretation of the body;
(c) Self, embodiment and intersubjectivity with examples coming from the field of clinical practices;
(d) Phenomenology and hermeneutics in dialogue with medicine and medical specialities.

Contributions are requested to be sent by email to redazioneincircolo@gmail.com The submission deadline is April 1st, 2021. Notification of acceptance will be communicated to the authors by email by May 1st, 2021. Authors are kindly requested to follow the submission guidelines which are available for download at: http://www.incircolorivistafilosofica.it/per-gli-autori/ 

Call for Papers, n. 10: “Nietzsche umanista”
A cura di Carlotta Santini

La filosofia di Friedrich Nietzsche, ultimo dei grandi pensatori ottocenteschi tedeschi, ma per molti versi primo grande filosofo del Novecento, gode ancora oggi di cattiva fama presso molti lettori. Contribuiscono a dipingere un panorama a tinte fosche anche le posizioni di una certa scholarship che enfatizza alcuni dei nuclei più radicali del pensiero del filosofo, fornendone una lettura fortemente orientata. E’ così che Nietzsche, suo malgrado, diviene un teorico del razzismo, un sostenitore del darwinismo sociale, un precursore dei totalitarismi o nel migliore dei casi un estimatore della Realpolitik di stampo bismarckiano.
Contro queste letture si vuole proporre qui un cambio di passo, che torni non solo a far parlare i testi, ma soprattutto si sforzi di restituire il pensiero di Nietzsche a quella dimensione sovranazionale ed eminentemente umanistica, ricollocandolo nella linea ereditaria dell’Illuminismo Francese e di pensatori come Goethe e Burckhardt, che egli stesso ha riconosciuto come suoi maestri.
Il pensiero di Friedrich Nietzsche è una filosofia eminentemente antropologica ed ha la vocazione di un’etica pratica. Essa ci parla dell’uomo e si rivolge all’uomo, come uomo tra gli uomini, in quanto individuo pensante e che rivendica il suo ruolo nella storia, nella cultura e nella società. Invece di scansare temi scomodi, come il nichilismo, il Superuomo, la volontà di potenza, le teorie sull’allevamento dell’umanità del futuro, questo numero invita a prenderle di petto e a valutarne tutte le potenzialità e le prospettive che prefigurano.
Quale strumento critico ci fornisce la prospettiva genealogica e quale progetto prefigura per la società europea? Quale valore Nietzsche riconosce all’educazione e alla formazione del tipo uomo e al progetto di un “individuo sovrano”, capace di autoregolarsi e di farsi portatore di nuovi valori oltre che di una responsabilità generale?
Queste ed altre possibili piste di ricerca permettono di delineare i confini di una filosofia che si rivolge all’umanità tutta e che non cessa, oggi come allora, di dimostrare la propria attualità.

Si chiede che i saggi siano inviati all’indirizzo email redazioneincircolo@gmail.com entro e non oltre il 15 novembre 2020.
Si prega i gentili autori di adeguare il proprio contributo alle indicazioni editoriali consultabili e scaricabili al link: http://www.incircolorivistafilosofica.it/per-gli-autori/

Call for Papers, n. 10: “Nietzsche the Humanist”
Edited by Carlotta Santini

The philosophy of Friedrich Nietzsche, the last of the great German thinkers of the 19th century and in many ways the first great philosopher of the 20th century, still enjoys a bad reputation among many readers. The positions of a certain scholarship, which emphasizes some of the most radical cores of the philosopher’s thought, also contribute to painting a gloomy landscape, providing a strongly oriented reading. This is how Nietzsche, despite himself, became a theorist of racism, a supporter of social Darwinism, a forerunner of totalitarianism or at best a fan of Bismarckian-style Realpolitik.
Against these readings we want to propose here a change of pace, one that not only lets the texts speak again, but above all strives to restore Nietzsche’s thought to a supranational and eminently humanistic dimension, placing it in the hereditary line of the French Enlightenment and of thinkers like Goethe and Burckhardt, whom he himself recognized as his masters.
Friedrich Nietzsche’s thought is an anthropologically inspired philosophy and has the vocation of a practical ethics. It speaks to us of the human being and is addressed to the human being as a thinking individual who claims his role in history, culture and society. Instead of avoiding uncomfortable themes such as nihilism, the Superman, the will to power, the theories on the breeding of future humanity, this issue invites to take them head-on and evaluate all the potentialities and perspectives they prefigure.
What critical tool does the genealogical perspective provide and what project does it outline for European society? What value does Nietzsche attach to education and training of the human type and to the birth of a “sovereign individual”, capable of self-regulation and of becoming the bearer of new values as well as of a general responsibility?
These and other paths of research make it possible to delineate the boundaries of a philosophy that is directed towards whole humanity and that does not cease, today as then, to demonstrate its actuality.

Submission deadline: November 15th, 2020. Authors are kindly ask to follow the editorial guidelines available for download at: http://www.incircolorivistafilosofica.it/per-gli-autori/ Please send submissions to redazioneincircolo@gmail.com

Call for Papers, n. 9: “Natura/Cultura”

L’opposizione tra natura e cultura sembra ovvia e aproblematica, eppure per molti motivi dà da pensare.
Ritenuta il principio alla base della struttura del pensiero umano, essa gode di un ampio credito anche nel senso comune in virtù della sua evidenza logica e della sua apparente immediatezza empirica, confermata dalla Ragione universale, che su questa divisione ha da sempre fondato il suo discorso. Tuttavia, la divisione del reale in due domini distinti è una donazione di senso dell’esperienza, che mette in gioco una serie implicita di principi di valore e di criteri di giudizio, i quali meriterebbero essi stessi di essere pensati.
È legittimo domandarsi se la scissione natura/cultura abbia una sua intrinseca ragionevolezza o meno. Diversi segnali mostrano infatti che i rapporti tra natura e cultura sono arrivati oggi a un tale punto di tensione e di indecidibilità che forse ci troviamo in una fase critica, che necessita di un cambio di paradigma, a partire proprio dal ripensamento del fondamento di quella dicotomia. I domini problematici sono almeno tre: il legame tra l’uomo e l’ambiente; la relazione tra il pensiero umano e l’intelligenza artificiale; il rapporto tra il corpo umano e la tecnica.
Difficilmente oggi potremmo sottostimare la questione ambientale nella trasformazione della cultura umana, presumendo che essa sia determinata solo da leggi proprie e mossa dallo spirito. Non diversamente, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta mettendo in crisi la presunta eccezione umana rispetto ai meccanismi impersonali della materia, ponendo domande sulla natura stessa dell’uomo. In terzo luogo, l’integrazione sempre più stretta tra corpo e dispositivi artificiali, natura vivente e apparati tecnici, azione umana e lavoro meccanico rende labile il confine tra organico e inorganico, vivente e non-vivente.
I confini tra natura e cultura si stanno spostando e gli ibridi proliferano. Possiamo dunque domandarci se di fronte all’esperienza attuale il modo di pensare che pone la dicotomia natura/cultura è ancora funzionale a comprendere i fenomeni a cui siamo sottoposti. Natura e cultura sono davvero due concetti distinti, che indicano due regioni separate, oppure sono la coppia polare di un medesimo concetto, che definisce un unico territorio condiviso? La distinzione è da abbandonare o da riformulare e come? Queste domande sono oggi della massima importanza perché dalle risposte che sapremo dare dipendono la distribuzione degli enti nel mondo e le azioni conseguenti, dunque il tempo a venire dell’uomo e il suo abitare la terra. Il sapere umanistico saprà raccogliere la sfida ed essere in grado di pensare il proprio tempo presente e prossimo, riconducendolo alla chiarezza del concetto?

Si chiede che i saggi siano inviati all’indirizzo email redazioneincircolo@gmail.com entro e non oltre il 15 maggio 2020.
Si prega i gentili autori di adeguare il proprio contributo alle indicazioni editoriali consultabili e scaricabili al link: http://www.incircolorivistafilosofica.it/per-gli-autori/

English Call for Papers, n. 9: “Nature/Culture”

At first sight, the opposition between nature and culture seems to be obvious and unproblematic. However, there are several reasons to put it to test.
The nature/culture divide is usually taken to characterize human thinking at its root and is widely shared at the level of commonsensical understanding by virtue of its supposed logical evidence and apparent empirical immediacy. Philosophically, it plays a fundamental role in the tradition of the Universal Reason, that has grounded its whole theoretical framework on such dualism. However, the division of reality into two separate domains, that determines the very way in which human experience is mostly organized, relies on a set of implicit presuppositions and value judgments that require to be critically investigated.
It sounds fully legitimate, then, to ask whether the nature/culture divide is intrinsically adequate. Indeed, many indications nowadays point at the fact that the relation between nature and culture might be much more complex and intricate than the dualistic approach suggests. Perhaps a change of paradigm is due: the time might have come for a deep revision of such divide and its philosophical background.
Three are at least the areas of concern relevant to this issue: human beings and the natural environment, human and artificial intelligence, technology and the human body.
It has become impossible to underestimate the influence that the environmental emergency we are currently facing is exerting on contemporary human culture. The claim according to which human culture obeys exclusively its own rules, without being touched by the natural sphere, seems unable to accommodate for the new situation. Similarly, the hectic development of Artificial Intelligence is challenging the supposed uniqueness of the human vis-à-vis the impersonal mechanisms of the matter, raising questions on the nature of humanity itself. Finally, the ever-increasing integration between the human body and artificial devices or human and technological agency blurs the line that used to separate the organic from the inorganic, the living from the non-living matter.
The boundaries between nature and culture are shifting and hybrids thrive. This sheds serious doubts on the adequacy of the nature/culture dichotomy for interpreting the actual world and its most representative phenomena. Are nature and culture two different notions, which stand for separate ontological domains? Or, rather, are they two poles of a same concept, which defines one shared territory? Should we abandon the dichotomy altogether, or should we rethink it, and how? These questions are extremely important today since the answers we give them will affect our organization of the world and our subsequent action plans – i.e., the future of the human race on this planet. Will humanities be able to take on the challenge and think the present time and the foreseeable future as thoroughly as required by the seriousness of its issues?

Submission deadline: May 15th, 2020. Authors are kindly ask to follow the editorial guidelines available for download at: http://www.incircolorivistafilosofica.it/per-gli-autori/ Please send submissions to redazioneincircolo@gmail.com

Call for Papers, n. 8: “L’attualità di Spinoza”

Il tempo presente appare in debito con la filosofia di Spinoza e di questo troviamo traccia nel dibattito contemporaneo, che ne ha ripreso lessico, temi e prospettive teoriche. Di qui la proposta di riflettere sulla “attualità” di Spinoza, come mette in luce una ben nota proposizione di Bergson: “Ogni filosofo ha in verità due sistemi, il proprio e quello di Spinoza.”

Se è possibile configurare il pensiero di Spinoza come una Sfinge che presiede il paesaggio della modernità avviata nella sua epoca, se ne può comprendere una attualizzazione con il delinearsi di una nuova modernità con profondi rivolgimenti tecnologici, antropologici e ambientali.

Di qui le domande:
– Può essere produttivo far riferimento al sistema di pensiero di Spinoza per alimentare un orientamento filosofico sostenibile rispetto a un certo smarrimento di approcci nichilisti, relativisti e alla debolezza delle suggestioni del cosiddetto post-moderno?
– Come confrontare le differenti declinazioni del tema dell’immanentismo formulate di recente con la posizione classica dello spinozismo?
– C’è una corrente filosofica contemporanea da considerarsi la legittima erede della tradizione spinoziana? Il materialismo attuale si assume con pienezza questa eredità o esso necessita di integrazioni e arricchimenti dalla provenienza di quella stessa tradizione?
– La riflessione politica del presente può giovarsi di una impostazione che contemperi, come suggerisce Spinoza, il rispetto della massima libertà e i vincoli della istituzione statale?
– Ci si può giovare per una filosofia della storia della comprensione razionale degli eventi che Spinoza dispone in una catena più ampia di rapporti necessari?

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 15 Novembre 2019 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it.

English Call for Papers, n. 8: “Spinoza Today”

Our times seem to owe much to Spinoza’s thought. Several traces of such debt can be found in the contemporary philosophical debate, where words, concepts and objects typical of his philosophy are constantly reused and further examined. The well-known sentence by Bergson, according to which every philosopher has in truth two systems, her own and that of Spinoza, may shed an interesting light on the current philosophical debate indeed. This is why we propose to reflect on “Spinoza today”.

If it is possible to depict Spinoza’s thought as a sphinx sitting at the entrance of the main street that led to modernity, its critical reprise on the threshold of a new modernity which has to face profound and disquieting technological, environmental, social and political issues requires to be deeply analysed.

Authors interested in presenting a contribution to this issue may discuss, among others, the following questions:
– May a critical reprise of the Spinozian approach help contemporary philosophy to overcome the general disorientation deriving from nihilistic positions, relativistic views and the feeble suggestions of so-called post-modernism?
– How the several versions of immanentism recently elaborated can be fruitfully confronted with the classical position of Spinozism?
– Is there, in the current philosophical scenario, a particular approach that may be considered the rightful heir of Spinozism? Is contemporary materialism a suitable candidate for this title or does it fail to meet the necessary requirements, so that it needs to be adequately integrated, perhaps with elements that belong to this same philosophical tradition?
– May contemporary political philosophy benefit from an approach that strives to balance the respect of individual freedom and the necessary constraints of political institutions, as Spinoza suggested?
– From the perspective of philosophy of history, may Spinoza’s rational understanding of historical events as rings of a chain held together by necessary joints represent a valuable and still insightful position?

Submission Deadline: November 15, 2019. Contributions should not exceed the maximum length of 9000 words (references, notes, 250-words abstract and 4-5 keywords included) and should be written in English or Italian. All submissions will undergo blind peer-review. Please send your paper by e-mail to redazioneincircolo@gmail.com.

Call for Papers, n. 7: “Ri-pensare la democrazia”

Ri-pensare la democrazia è un compito che si pone quando nella realtà politica e sociale si delineano forme di aggregazione, pratiche di comunicazione e modalità di gestione del potere di tipo nuovo. Esse arricchiscono o confliggono, a seconda dei casi, con il quadro istituzionale avente come riferimento i principi generali di uno stato democratico. Si tratta quindi di cogliere opportunità e rischi di processi di trasformazione attualmente in rapida evoluzione. Si stanno modificando le aggregazioni dei soggetti sociali, rappresentati tradizionalmente dai cosiddetti corpi intermedi, quali partiti, sindacati, federazioni dei datori di lavoro, affiancati e sovrapposti da una pluralità eterogenea di sigle, associazioni, improvvisati gruppi informali. Stanno cambiando radicalmente le modalità di comunicazione politica connesse ai social network – Facebook, Twitter, Instagram – che configurano la accessibilità pervasiva ad intervenire nell’agorà pubblica con rischi elevati di informazione manipolata. La filosofia è chiamata a dare un suo contributo idoneo a mettere in luce le istanze profonde che muovono questi sommovimenti emergenti nella società civile e politica. La situazione induce a riaggiornare in generale la riflessione sul corretto rapporto tra democrazia formale e democrazia sostanziale. Un autorevole esponente del pensiero politico quale Gustavo Zagrebelsky ha di recente mandato un grido di allarme sui pericoli della democrazia oggi, in Italia e nel mondo, invocando una pacifica ed efficace ‘resistenza civile’ (Repubblica, 24.11.2018) e Roberto Esposito il giorno dopo sullo stesso giornale ha indicato, sulla scorta di Hannah Arendt, le condizioni essenziali per renderla una pratica apprezzabile. Queste sono solo alcune premesse per avviare un libero e proficuo approfondimento teorico che si sta rivelando sempre più necessario e urgente.

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 28 Aprile 2019 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it 

English Call for Papers, n. 7: “Rethinking Democracy”

Rethinking democracy is a necessary task to tackle when new modes of social association, new modes of communication, and new forms of political power enter the political and social stage. These new events, in fact, may either improve or deteriorate the frame of reference established by democratic institutions, thus requiring careful analysis and in-depth reflection on the risks and the opportunities involved in such rapidly evolving transformative processes. On the one hand, the traditional modes of socio-political association are profoundly changing and what used to be known as “intermediate groups”—such as political parties, trade unions, and employers’ organizations—are now challenged by a heterogeneous plurality of new corps and improvised informal groups. Moreover, the fundamental characters of political communication are radically mutating due to the massive use and pervasive influence of social networks – Facebook, Twitter, Instagram – which enormously enlarge the possibility of intervening in the public sphere and increase the risks of spreading biased information. In our opinion, philosophy has an important role to play in this scenario and should contribute to highlighting the reasons and dynamics that fuel such emerging trends in civil and political society. The current political situation itself, in fact, seems to call for a critical reconsideration of the relation between formal and substantial democracy. In Italy, for instance, a similar public debate has been recently launched by Gustavo Zagrebelsky, an influential Italian political thinker who sent an alarm about the dangers menacing democracy in Italy and in the world, suggesting the organization of a pacific and effective “civil resistance” (Repubblica, 24/11/2018). The following day, on the same newspaper, the philosopher Roberto Esposito, reflecting on Hannah Arendt’s thought, laid down the essential conditions for practicing such a resistance. These are just some preliminary suggestions to stimulate a thorough and fruitful in-depth analysis of the many issues surrounding contemporary democracy, which is becoming more and more necessary and impelling.

Submission Deadline: April 28, 2019. Contributions should not exceed the maximum length of 9000 words (references, notes, 250-words abstract and 4-5 keywords included) and should be written in English or Italian. All submissions will undergo blind peer-review. Please send your paper by e-mail to redazioneincircolo@gmail.com 

Call for Papers, n. 6: “Filosofia e robotica”

Lo straordinario progresso registrato negli ultimi decenni in ambiti quali robotica, scienza computazionale, ingegneria dei materiali e intelligenza artificiale ha definitivamente consacrato il robot ad icona della prossima rivoluzione tecnologica. Se macchine più o meno autonome e intelligenti sono già attive in numerosi contesti umani, la ricerca attuale nutre una ben più ambiziosa aspirazione: portare i robot dalle fabbriche o dai laboratori ad ambienti maggiormente complessi (le case, le corsie dell’ospedale, le strade, le attività commerciali) e controversi (la camera da letto, il campo di battaglia). Il robot, tramutandosi da oggetto tecnologico a oggetto sociale, sembra dunque destinato ad occupare un posto sempre più rilevante nelle nostre vite. Ciò lancia una sfida continua a quella linea che, a ragione o a torto, si suppone tracci il confine tra il vivente, l’umano e il meccanico. Diventa così necessario porre la domanda: che cos’è il robot?
L’incontro di filosofia e robotica, quindi, è del tutto naturale. La domanda circa l’essenza del robot non solo appartiene di diritto alla filosofia, in quanto indagine su ciò che è, ma rende anche evidente come la scienza tecnologica non sia l’unico interlocutore da interrogare a riguardo. Le discipline tecnologiche orientano, ma non risolvono la questione del senso del robot. Alla filosofia, come indagine ontologica e concettuale, compete il chiarimento di ciò che è proprio dell’oggetto robotico e la valutazione di come mutino le idee e i significati delle parole “umane” che usiamo per dare senso alle macchine ( “intelligenza”, “autonomia”, “azione”, “creatività”, “decisione”, “apprendimento”).
Alla filosofia come indagine sul bene compete poi la riflessione sul buon uso del robot. A che scopo e in che modo introdurre i robot in società? Chi è da ritenere responsabile per le azioni che il robot svolge in autonomia? Oltre ad essere efficace, il robot dev’essere anche buono? È possibile, o consigliabile, costruire una macchina morale, che funzioni in modo soddisfacente da un punto di vista etico e possa anche assisterci nel distinguere il buono dal cattivo? Cosa significa, e cosa comporta, riprodurre il comportamento etico per mezzo della tecnologia?
Un’attenta considerazione di simili questioni, tale da generare consapevolezza critica riguardo le molte influenze che determinano l’immagine del robot, è di estrema importanza per evitare l’insorgere di aspettative irrazionali, timori infondati o entusiasmi ciechi.
All’intersezione di filosofia e robotica vogliamo dedicare la sezione “la questione filosofica” del prossimo numero di InCircolo – Rivista di filosofie e culture. La nostra intenzione è di offrire al lettore italiano una panoramica ampia, ma allo stesso tempo scientificamente accurata, delle numerose sfide che la robotica pone alla ragione filosofica e della rilevanza non solo teoretica, ma anche pratica e sociale di un’indagine in tal senso.

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 15 Novembre 2018 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it 

Call for Papers, n. 5: “La filosofia oggi”

La filosofia ha sempre posto lungo tutta la sua storia, e senza dubbio continua a porre ancor oggi, questioni cruciali atte a coinvolgere, almeno in linea di principio, l’umanità nel suo complesso. Ma i filosofi di professione sanno bene che per rispondere in modo soddisfacente a questo genere di domande, il cui significato è in qualche modo comprensibile a tutti, bisogna prima rispondere a molte altre domande, assai più “tecniche”, delle quali sovente non è immediatamente percepibile la pertinenza, l’interesse e talvolta nemmeno il senso. È soprattutto per questo che la filosofia dei filosofi di professione si presenta tanto spesso come un qualcosa di arcano per i non specialisti. È d’altronde normale che sia così, e infatti si tratta di qualcosa che avviene anche (anzi, in misura maggiore) nelle scienze. Ma per la filosofia il rischio di dispersione specialistica in questioni che appaiono marginali sarebbe incompatibile con la sua vocazione, che è di parlare a tutti di problemi che li possano coinvolgere, sì che nel suo caso si presenta la necessità di contemplare un momento in cui la ricerca svolta dagli “addetti ai lavori” sia ricondotta alle sue motivazioni di fondo.
Dunque, proprio perché riteniamo che la legittima autonomia della ricerca del singolo cultore di studi filosofici non possa né debba significare indifferenza alle esigenze della comunicazione sia con il più vasto pubblico dei non filosofi di professione sia tra filosofi di diversa specializzazione (anche riguardo a questo aspetto il proliferare degli specialismi può condurre a esiti non auspicabili), chiediamo a studiosi di diversi orientamenti e docenti universitari di filosofia di illustrare il significato di fondo delle loro indagini e proposte teoriche, senza trascurare le implicazioni più tecniche ma al tempo stesso cercando di metterne in luce soprattutto i riverberi sull’attuale dibattito filosofico nel suo complesso, a partire dagli interrogativi antichi e da quelli emergenti nel mondo contemporaneo che ogni essere umano in base alla propria esperienza non può, prima o poi, fare a meno di porsi.

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 15 Aprile 2018 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it 

Call for Papers, n. 4: “Filosofia e neuroscienze”

Le neuroscienze hanno avuto negli ultimi decenni una ampiezza e una diffusione nel campo della ricerca di grande portata, che ha coinvolto oltre l’ambito biologico altre discipline quali la fisica, la chimica, la psicologia, la linguistica. I nuovi studi hanno aperto inedite frontiere riguardo i processi cognitivi, l’ambito computazionale, gli sviluppi clinici. Le neuroscienze si stanno dimostrando tra le discipline più promettenti e brillanti per esiti futuri e diverse potenze internazionali le stanno promuovendo con ingenti finanziamenti: di recente gli USA hanno stanziato ingenti somme per sostenere il progetto Brain (Brain Research Through Advancing Innovative NeuroTechnologies) e l’Unione Europea per l’Human Brain Project (HBP); in entrambi i casi con l’obiettivo ambizioso di pervenire ad una mappatura completa e in certi ambiti a una simulazione del cervello umano. Anche la filosofia è chiamata in causa a diversi livelli da questo processo imponente di studi che mettono in discussione in termini generali il profilo dell’uomo, scuotendo gli assunti teoretici di una lunga tradizione di pensiero. L’evoluzione in atto sta ponendo le basi per un nuovo approccio alle questioni fondamentali proprie della filosofia. Le basi biologiche dell’io, della coscienza, della percezione, della memoria, dell’apprendimento, non possono essere ignorate, e spesso mettono in discussione capisaldi secolari della riflessione epistemologica e metafisica. Tanto meno però possono essere passati sotto silenzio gli assunti teorici impliciti che spesso sottostanno alle letture filosofiche delle neuroscienze. Non giova, in vista del confronto tra i due ambiti, né un atteggiamento di chiusura preventiva da parte dei filosofi, né il riduzionismo naturalistico, assunto da buona parte dei neuroscienziati.
Che il dialogo sia possibile ed arricchente lo mostra un volume del 1998, La natura e la regola, nel quale J.P. Changeux, il noto autore dell’Uomo neuronale (1983), ha condotto un approfondito e fecondo confronto con il filosofo Paul Ricoeur. A nostro parere questo dialogo è ancora un modello positivo a cui ispirarsi. In questo quadro, si pongono una serie di domande circa le basi e i limiti entro i quali può svilupparsi un confronto proficuo tra filosofia e neuroscienze. Quale stimolo problematizzante esse possono dare alla filosofia? Quali osservazioni critiche la filosofia può avanzare agli indirizzi prevalenti nelle varie branche delle moderne neuroscienze? Su quali temi i filosofi possono ragionevolmente arrogarsi la prerogativa dell’elaborazione esclusiva? Lo spettro problematico è multiforme ed il terreno da dissodare assai esteso.

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 22 Ottobre 2017 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it 

Call for Papers, n. 3: “Ripensare l’immaginazione oggi”

La teoria dell’immaginazione ha trovato un rilevante spazio da Aristotele a Kant fino alla filosofia romantica. Nella sua versione tradizionale, pur con diverse intonazioni, essa viene ricondotta all’attività produttiva dell’io, ovvero – secondo la definizione di Mallarmé – alla “messa in scena interiore” del soggetto. Nel corso del Novecento è emersa l’avvertenza – come si può evincere dalle riflessioni di Benjamin – dell’impatto del mondo della tecnica sui processi creativi, ma è di questi ultimi anni la piena consapevolezza di un ripensamento profondo dell’immaginazione sul piano estetico ed antropologico in rapporto alla diffusione delle nuove tecnologie mediatiche. In prima istanza si parla di immaginazione interattiva resa possibile dalle tecnologie di tipo digitale. Ne viene una exernalised imagination: il soggetto di fenomeni immaginativi è “delocalizzato” dai supporti esternalizzati dei media ambientali ed è condizionato dai processi interattivi nei quali è immerso. Si parla di wearable technology, di “tecnologia da indossare” come nel caso dei Google Glass, gli occhiali tecnologici connessi alla rete con effetti di augmented reality. Vanno allora considerate le specifiche modalità di queste interazioni nel campo narrativo, cinematografico, artistico. Questo nuovo contesto comporta al filosofo di ripensare il tema dell’immaginazione. Occorre chiedersi quali effetti possono essere determinati dal sistema digitalizzato in quanto veicolo di una fruizione passiva e se la tecnologia mediatica può promuovere un potenziamento della sensibilità immaginativa. Più in generale, occorre indagare i rapporti che si possono instaurare tra arte e tecnica, tra creatività e dispiegamento di pratiche interattive. Le nuove tecnologie cambiano lo statuto dell’immagine nell’economia complessiva delle facoltà conoscitive dell’io e come intervengono sul modo in cui il soggetto comprende la realtà del suo mondo? E ancora: si tratta di un’ulteriore evenienza confermativa di effacement del soggetto e della sua autonomia produttiva? Su queste domande il dibattito è aperto e attuale.

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 22 Maggio 2017 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it 

Call for Papers, n. 2: “Filosofia alla prova dell’Europa”

Questa scelta tematica si basa sulla convinzione che la filosofia possa avere un ruolo nella riflessione sulle problematiche di fondamenti teorici e di una consolidata identità̀ che l’attuale Europa deve assumere per mantenere aperte nel suo futuro delle prospettive di stretta collaborazione e forme di integrazione politica, economica e culturale.

Si propone una delle seguenti opzioni:
– prendere in esame le posizioni di filosofi del ‘900 sul tema dell’Europa;
– confrontare differenti impostazioni presenti nel dibattito attuale;
– offrire linee di riflessione quale contributo sulle possibili soluzioni teorico-pratiche per una Europa del futuro solidale e più̀ integrata.

Si chiede che i saggi pervengano entro il giorno 10 Novembre 2016 alla Direzione della rivista, indirizzo mail: redazioneincircolo@gmail.com e franco.sarcinelli@virgilio.it 

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