COME EREDITARE DA BRUNO LATOUR?

Christian Frigerio, Camilla Zani

Nel 2009, nel primo libro interamente dedicato a Bruno Latour, Graham Harman si prodigò in un esercizio di «pensiero iperbolico» immaginando una situazione nella quale, nel 2050, la filosofia di Latour fosse diventata egemonica. Le cose si sono svolte molto più in fretta. «Bruno Latour è, con la possibile eccezione di Thomas Kuhn, il più influente studioso di scienza e società degli ultimi cinquant’anni», e la teoria attore-rete da lui sviluppata insieme a Michel Callon e John Law è divenuta la «nuova ortodossia nei Science and Technology Studies ». Anche nelle scienze sociali «ci si sta preparando a rimpiazzare la reputazione canonica di Bourdieu con Bruno Latour in veste di nuovo francese favorito dalla sociologia inglese»; al tempo stesso, Latour «sta per condannare Foucault allo stesso destino cui quest’ultimo ha condannato Sartre», poiché, in confronto tanto a Bourdieu quanto a Foucault, Latour «ci fornisce più strumenti per rivolgerci alle entità non-umane nei loro stessi termini anziché trattarle come meri accessori degli umani». Latour è stato tra i pochi pensatori capaci di sviluppare una «grande narrazione ecologica» adatta ai nostri tempi, e come se non​ bastasse, grazie al recupero (mediato dall’amica di sempre, Isabelle Stengers) di pensatori come William James e A.N. Whitehead, sta arrivando ad affiancare Gilles Deleuze in qualità di padrino della filosofia speculativa contemporanea.

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