BERGSON IN MOVIMENTO
In un testo del 1935 Bergson distingue il filosofo dall’amatore. «Chiamo amatore in filosofia», scrive Bergson, «chi assume i termini di un problema filosofico già noto così come sono: chi crede che il problema è già stato posto in maniera definitiva e che si limita a scegliere una delle presunte soluzioni di quel problema che trova già disponibili». Al contrario, il filosofo crea un problema filosofico e crea anche la sua soluzione. «Chiamo filosofo chi crea la soluzione, necessariamente unica, di un problema inedito che ha posto, e che ha posto proprio nello sforzo che compie per risolverlo». Il filosofo si distingue dall’amatore perché problematizza i problemi, ne crea di nuovi e così facendo apre la strada a nuove soluzioni. Il suo ambito è quello dell’impensato.
Che Bergson sia stato filosofo, e non amatore, lo mostra la sua costante e ininterrotta vitalità. Il suo pensiero è un pensiero di apertura, di posizione di nuovi problemi e che si presta perciò a sempre nuove problematizzazioni. Il dossier riunito da Veronica Cavedagna e Letizia Cipriani per la “Questione filosofica” di questo numero lo mostra in maniera eccellente. “Bergson in movimento: lettori nascosti e nuove cartografie”: il Bergson che esce dai contributi raccolti è un Bergson globale e capace di interloquire con pensatori lontanissimi e su temi che vanno ben oltre le note riflessioni sull’essenza della temporalità e le due fonti della morale e della religione.
L’apertura delle questioni filosofiche, l’esigenza di una costante riproblematizzazione dei problemi, costituisce anche il filo conduttore dei quattro contributi accolti dalla sezione “Laboratorio”. In Pensiero della complessità e ricerca sull’uomo Giuseppe Fornari ripercorre la propria vicenda intellettuale, a partire dal lungo confronto personale e filosofico con Girard, sin metà degli anni Novanta, e poi dal sodalizio con Mario Ceruti. L’occasione è il ventennale del volume pubblicato da Fornari e Ceruti Cristianesimo e morte di Dio nel mondo globalizzato. Cosa resta di quella proposta? E la questione aperta da quel testo, a proposito dei rapporti tra filosofia e tecnologia, è ancora aperta, o se ne deve riconoscere l’irrimediabile chiusura, che la relega tra le questioni buone solo per i filosofi amatori? Anche Federico Masciotti ricostruisce la parabola di una biografia intellettuale, quella del grande pensatore della filosofia della liberazione Enrique Dussel, scomparso un paio di anni fa. Nel suo contributo Enrique Dussel, l’Europa e la filosofia della liberazione, Masciotti offre una presentazione esaustiva della riflessione di Dussel, che ha conosciuto una vasta eco negli anni Ottanta ma la cui attualità è palese. Masciotti ha il merito di ricostruire i contesti e le influenze che segnano la formazione di Dussel, da Zubiri a Lévinas. Soprattutto, se la riflessione di Dussel pone al centro molti degli interrogativi che ora domino il dibattito filosofico (decolonizzazione, teoria di genere, rapporto tra ideologia e potere), essa ha il merito di farlo con dei toni che superano la denuncia compiaciuta e il rifiuto ottuso della tesi contraria: «La filosofia», scrive Dussel «emerge, all’interno del sistema, come suo ostaggio, come testimonianza di un nuovo ordine futuro, onde formulare chiaramente la sua provocazione, che è la stessa dell’oppresso ma nel codice del sistema dominatore». Gli ultimi due contributi della sezione ritrovano il problema dell’apertura delle questioni filosofici a partire dal confronto tra pensatori. La messa in parallelo di filosofi che si interrogano sui medesimi temi permette di meglio evidenziare la qualità inedita delle problematiche che essi liberano. È il caso di François Dolto e Jacques Lacan, analizzati da Silvia Marchesoli nel suo contributo Lacan e Dolto. Un confronto. L’immagine non è più pensata da Dolto, come è ancora il caso per Lacan, a partire da un paradigma unicamente visivo. L’immagine si incorpora, fa corpo e trova nella corporeità la ragione profonda delle funzioni che il rapporto con le immagini svolge nella nostra vita psichica.
La forza di ciò che esula dalla sfera dell’intelletto è il tema anche dell’articolo di Federico Nicolosi Liebe und Werte. Sviluppi e limiti della fenomenologia scheleriana dell’amore. E di nuovo l’analisi passa per un confronto tra due pensatori dell’ordine dell’amore, Max Scheler, Dietrich von Hildebrand. La proposta di von Hildebrand è letta da Nicolosi come l’occasione per superare alcune aporie della teoria dei valori di Scheler, in particolare per quanto riguarda l’analisi del fenomeno erotico. Soprattutto, von Hildebrand apre a un ripensamento dello statuto delle illusioni come dispositivo conoscitivo: lungi dall’occultare la realtà, le illusioni ne rendono possibile la presa, e incarnano al meglio la “trascendenza attiva” che caratterizza l’agire proprio della mente.
La sezione “Culture” si avvale dell’importante contributo dell’antropologa Nadia Breda, nota traduttrice e stretta frequentatrice del pensiero di Philippe Descola, intitolato La spiritualità in un mondo nomade tra usi della terra, tabù culturali e negoziazioni, in riferimento al suo lavoro sul campo condotto in Mongolia. Centrale è lo stretto rapporto tra l’attività della pastorizia nomade – ancora circa un terzo di questo paese è dedito alla pastorizia – e lo sfondo spirituale che la anima mescolando shamanesimo e buddismo su cui essa si fonda. Punto principale del mondo nomade è il divieto di “scavo della terra” entro un complesso sistema di regole, transazioni, legami e interdipendenze tra umani e non-umani. L’autrice documenta l’attuale conflitto sempre più dirompente tra questa forte tradizione nomade e le oppositive spinte economiche e politiche sia interne che estere per un più proficuo produttivismo basato sull’agricoltura più avanzata e sullo scavo di minerali preziosi.
“Intersezioni” propone – verace testimonianza del titolo che designa la sezione – la intersezione di poesia e filosofia come prende corpo in Giacomo Leopardi secondo la prospettiva che il giovanissimo e valido studioso Beniamino Ravera, approdato alla PeKing University, attesta in Nichilismo e poesia nella filosofia di Leopardi sulle tracce delle stimolanti analisi di Emanuele Severino sull’argomento. Acclarata la radicalità speculativa del nichilismo leopardiano, interessante è la sottolineatura che la sua poesia non sia semplicemente confermativa di questa tesi filosofica ma possieda due caratteri peculiari: per un verso intensifica una valenza peculiare ad essa, e – ancor più – scalzala «tirannia della noia», proponendo l’orgoglio e la forza del suo autore di attestare lucidamente la verità, sia essa pure «l’infinita vanità del tutto», «nulla al ver detraendo». Di qui il conferimento da parte di Severino di “genio” alla figura e all’opera di Leopardi, una titolazione del tutto condivisibile.
Per la sezione “Corrispondenze” troviamo il vivace e coinvolgente resoconto da Shanghai, Fenomenologia di uno spaesamento. L’Atelier de Recherche “Phénomènes” a Shanghai, Cina 2024 di Francesca D’Alessandris a proposito di un convegno tenuto presso l’università di Tongji di Shanghai sulla attualità della fenomenologia francese sul piano dell’etica e dell’estetica con la partecipazione in contemporanea di studiosi
sia europei che cinesi. Tra i molteplici interventi da segnalare l’interesse per filosofi quali Henry Maldiney, Mikel Dufrenne, Michel Henry, e Gilles Deleuze. L’attenzione ad una fenomenologia diversamente spaesante il sé nel pensiero si è imposta per la D’Alessandris insieme con la narrazione del suo incontro con gli esempi spiazzanti delle architetture contrastanti in città e dei cibi di sapori orientali consumati insieme nel corso degli incontri, a dire di un felice raccordo tra piano filosofico e piano dei vissuti nel ricco confronto sulla diversità tematizzato in questo convegno di Shanghai.
Per la Sezione “Pratiche filosofiche” Giuseppe Perinei ha scritto La valutazione nelle scuole di secondo grado. Il caso della filosofia, un tema assai rilevante per il dibattito attuale sulla didattica. Importanti e stimolanti le riflessioni – verificate dall’autore nel suo lavoro di classe – sul passaggio da una valutazione sommativa ad una formativa nella prospettiva di una pedagogia di stimolo al pensiero critico dello studente.
La sezione “Letture ed eventi” contiene i seguenti contributi: Andrea Lucchini su Disattivare. Un’idea di filosofia di Ubaldo Fadini; Giovanni Marzegalli su Phénoménologie et philosophie religieuse di Jean Héring; Alessandra Peluso su La filosofia politica di Arendt di Giulio Chiodi e Vincenzo Sorrentino; Anna Chiara Cavigioli su È il nascere che non ci voleva. Storia e teoria dell’antinatalismo di Sarah Dierna.
