L’ATTUALITÀ DI SPINOZA

Attualità di Spinoza è il tema principale del presente numero 8 della rivista, che occupa l’intera Sezione I, “La Questione Filosofica”, ma è presente anche in altre sezioni successive.

Precede la serie delle 8 sezioni “Contributi Speciali”, uno spazio dedicato a interventidi rilievo a proposito della scena filosofica contemporanea. In esso compare il contributo di Michele Rizzi, Ricordando Ágnes Heller, un omaggio alla filosofa ungherese di recente scomparsa nel Luglio del 2019. L’autore fa riferimento alla presenza della Heller a Verbania in occasione della sua lezione magistrale tenuta il 7 Settembre 2016, di cui riporta alcuni passaggi peculiari e aggiunge successivamentealcune note per offrire un quadro della sua personalità e della sua attività filosofica. Si delinea un ritratto a tutto tondo di una figura di grande vitalità umana e di alta qualità intellettuale, attenta a cogliere i problemi del nostro presente, in stretta connessione con il suo attraversamento delle vicende che hanno caratterizzato una buona parte del Novecento. Il testo qui pubblicato vuol essere un piccolo contributo della nostra rivista a tener viva la memoria di una importante rappresentante della filosofia contemporanea.

Il tema scelto per la Sezione “La Questione Filosofica” potrà suonare come una tautologia. Spinoza, in effetti, non ha mai smesso di essere attuale. Le sue tesi sono al centro del dibattito filosofico del XVII secolo, vengono riprese con ammirazione dagli Illuministi, alimentano la filosofia dell’Ottocento e costituiscono un riferimento centrale per una buona parte dei filosofi (e degli intellettuali) del primo Novecento. Ma è proprio questa costante attualità di Spinoza che permette (e impone) di interrogarsi oggi, di nuovo, su quanto di profondamente e proficuamente inattuale si possa trovare nelle pagine dell’autore dell’Ethica.

In questo senso, i contributi di Étienne Balibar e Vittorio Morfino riconoscono nella filosofia di Spinoza un “punto di eresia” che esibisce le tensioni e i limiti di un orizzonte condiviso di dottrine, e apre così la via a possibilità di pensiero inedite. Balibar mette a confronto le tesi di Spinoza e di Locke su una serie di temi centrali (il rapporto tra coscienza e conoscenza, intelletto e affetti, le nozioni di identità personale e di trans-individualità, l’etica come liberazione dal corpo). L’analisi in parallelo permette di mostrare come, al di là delle affinità apparenti, sussistano una serie di divergenze profonde tra i due filosofi. Ma proprio questa divaricazione radicale di opzioni concettuali suggerisce delle prospettive di pensiero che vanno ben al di là degli obiettivi teorici tanto di Locke che di Spinoza. Morfino si concentra invece sulla Spinoza-Renaissance della fine del XVIII secolo e in particolare sulla ripresa della concezione spinozista della temporalità da parte di Jacobi e Herder. Anche qui, Spinoza funge da elemento destabilizzante: Jacobi e Herder ne mobilizzano infatti le dottrine per criticare la teoria kantiana del tempo come forma a priori dell’intuizione sensibile. Tuttavia, come sottolinea l’autore in conclusione, le tesi di Spinoza restano irriducibili anche all’uso polemico che ne fanno Jacobi ed Herder, e invitano a concepire una “temporalità plurale” difficilmente conciliabile con ogni forma di schematismo.

Forse il segreto di questa costante, feconda, inattualità di Spinoza risiede nella sua ontologia. Conferme in questo senso vengono dai contributi di Alberto Giovanni Biuso, Steph Marston e Isabelle Ledoux-Sgambato. Biuso propone una sintesi del rapporto tra “Necessità e tempo nella metafisica di Spinoza”, insistendo sull’articolazione tra essere e divenire. Ciò permette di ricordare che Spinoza è anche, se non soprattutto, il pensatore della temporalità che caratterizza le “cose finite”, una temporalità che è eminentemente “etica e politica”. Questo nesso tra metafisica e politica è al centro anche del testo di Marston che riconosce nella percezione di una “concordanza di natura” tra individui diversi il fondamento ontologico ed epistemologico della costituzione delle società umane. Tuttavia, in quanto derivata da processi immaginativi, e dunque sempre parziale e inadeguata secondo Spinoza, una simile percezione implica necessariamente la posizione di un “altro”, la cui affinità con i membri della comunità viene misconosciuta. Questa fondazione epistemologica dei legami sociali permette di sottolineare l’attualità della concezione spinozista della politica come luogo di necessari e continui conflitti tra istanze identitarie e aspirazioni a rimuovere i limiti dell’appartenenza di gruppo.

L’attualità della metafisica di Spinoza non riguarda però soltanto la politica. Come mostra Ledoux-Sgambato in Spinoza, Freud et l’intelligence artificielle, Spinoza fornisce alcuni elementi teorici per pensare anche gli sviluppi più recenti delle tecnologie di intelligenza artificiale. La questione è capitale, perché ogni tentativo di simulare artificialmente l’intelligenza e le performances umane presuppone, seppure implicitamente, una concezione di cosa l’uomo sia e di come agisca. Spinoza può svolgere ancora una volta la funzione di inattuale reagente critico, che fa emergere le precomprensioni spesso non indagate della scienza del nostro tempo.

Gli ultimi tre contributi della Sezione “La Questione Filosofica” si concentrano sull’attualità di Spinoza nell’ambito del pensiero politico contemporaneo. Matteo De Toffoli ricostruisce il dibattito tra Isaiah Berlin e David West a proposito della concezione spinozista della libertà. Berlin riconosce in Spinoza uno dei teorici della concezione “positiva” della libertà, associandolo a Platone, Kant, Hegel, Fichte e Marx. Ma, come si sa, la distinzione di “libertà positiva” e “libertà negativa” si carica in Berlin di un giudizio di valore che denuncia nelle concezioni positive della libertà il germe di un paternalismo proprio dei regimi autoritari. Contro Berlin, David West propone una rilettura del Trattato teologico politico dalla quale emerge un approccio più sfumato al tema della libertà, in cui dimensione positiva e negativa si intrecciano costantemente. Uno Spinoza dunque meno autoritario, perché meno razionalista di quanto affermi la vulgata dei manuali. Ciò diventa ancora più evidente, se, come propone Alfonso Vergaray nel suo contributo, si tiene conto del ruolo svolto dall’incertezza nelle dinamiche affettive che, secondo Spinoza, sono alla base delle forme di convivenza politica. Ne emerge una valutazione positiva dell’incertezza come fondamento epistemologico della speranza che deve animare il vivere civile delle comunità di uomini liberi. A tal punto che l’incertezza finisce quasi per essere il principio motore di tutte quelle forme politiche democratiche che pretendono di fornire ai cittadini qualcosa di più rispetto alla semplice garanzia di una sicura incolumità. Ma si può fare un passo ancora ulteriore in questo processo di revisione della figura di Spinoza come padre della modernità “laica” e dell’“illuminismo radicale”. In Spinoza and the Remaking of American Civil Religion, Heidi Ravven insiste sulla funzione che Spinoza attribuisce alla religione civile come strumento di una politica che si fondi non soltanto sulla forza della ragione ma anche su quella degli affetti. Il modello è costituito dalla religione ebraica, ma Ravven rischia l’ipotesi di una sua applicabilità più ampia e avanza l’ipotesi di una possibile declinazione per promuovere nuove forme di partecipazione politica nel contesto dell’attuale democrazia americana. Sempre contemporaneo, sempre attuale, Spinoza è in grado soprattutto di suscitare un approccio inedito alla contemporaneità e di offrire così l’occasione per tentare vie di pensiero radicalmente inattuali.

La Sezione II, “Laboratorio”, comprende due testi. Giulia Zaccaro in Che importa? Tutto è grazia. Uno sguardo sulla polemica anti-pelagiana di Agostino offre una interessante rilettura della polemica anti-pelagiana di Agostino, che si oppone alla impostazione rigoristica di Pelagio sulla grazia e sul peccato, mettendo in evidenza gli aspetti di opacità e contraddittorietà del soggetto di fronte alla Legge. L’autrice mostra una ripresa aggiornata della posizione agostiniana da parte di studiosi contemporanei quali Ricoeur, Jullien e Panikkar per i quali grazia e peccato sono simboli della finitudine e della strutturale passività dell’Ego e, dunque, la riflessione etica deve spostarsi dal piano del rigore della legge a quello della spontaneità del desiderio. Bruna Valotta in La libertà come dimensione sistemica dell’agire affronta la questione di come attrezzare il pensiero di fronte alla complessità connessa alle sfide della globalizzazione. Questo impone, seguendo l’analisi sviluppata da Morin, una “democrazia cognitiva”. Con questa nozione si intende un’appropriazione non elitaria ma il più possibile estesa a livello collettivo di ciò che Morin chiama una “conoscenza delle conoscenze”, al fine diassumere la libertà del pensiero come promotrice di un agire nelle dimensioni di una società mondializzata in quanto comunità consapevole del futuro destino terrestre.

Per la Sezione III, “Culture”, Adriano Ercolani istituisce un confronto tra il pensiero di Spinoza e quello di Shankara, vissuto tra l’VIII e il IX secolo d.C., riformatore dell’induismo con la dottrina dell’Advaita Vedanta. Dopo aver elencato i diversi accostamenti al pensiero orientale di filosofi occidentali attraverso Spinoza, l’autore prende in considerazione gli studi che sottolineano il monismo che apparenta i due filosofi. Nelle conclusioni viene ribadita questa tesi attraverso la nozione di «absolute monism» coniata da Shakuntala Gawde e il giudizio di Giorgio Colli per cui «Spinoza è unità mentre il mondo moderno è una molteplicità frantumata».

Per la Sezione IV, “Intersezioni”, Sofia Sandreschi presenta un interessante riferimento della analisi degli affetti di Spinoza a ciò che si evince dalla lettura de la Recherche di Proust. Avvalendosi dei contributi di studiosi quali Macheray, Suhami, Vinciguerra e Chassain, l’autrice annota in entrambi gli autori l’adeguazione del mondo degli affetti – l’affectus spinoziano e il sentiment proustiano – all’attività della conoscenza a partire dalla questione degli affetti passivi. L’approdo finale dell’indagine è la prospettiva della connessione emergente tra l’accadere di incontri-scontri dei corpi, l’immaginazione-memoria e la complessa partitura dell’universo degli affetti. Inoltre, Gianluca Cuozzo propone un’analisi dei presupposti e delle strutture caratterizzanti della burocrazia moderna che inanella in un unico percorso filosofico considerazioni sugli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola, sulle osservazioni teorico-politiche di Holitscher e Foucault, e sulla letteratura di Kafka. L’autore mostra come la macchina burocratica, con i suoi presupposti spirituali, svuoti la temporalità umana del suo senso originario per consegnarla al dominio della vuota forma e dell’efficientismo fine a se stesso.

Nella Sezione V, “Controversie”, Gianfranco Pasquino invia un suo contributo, Le eguaglianze nella democrazia, che intende discutere alcune posizioni presenti in testi del numero 6 di questa rivista nella Sezione “Ri-pensare la democrazia” sull’obiettivo dell’eguaglianza economica imprescindibile per un buon funzionamento dell’assetto democratico di un paese. Rifacendosi a Norberto Bobbio e all’Articolo 3 della Costituzione italiana, l’autore confuta questo obiettivo come elemento determinante della democrazia e sostiene che la sopravvivenza della democrazia si connetta alla assicurazione di pari opportunità per tutti, ma prescinda di per sé dalla garanzia di un livellamento delle diseguaglianze sociali. Si può allora arguire che la lotta agli eccessi delle diseguaglianze sarebbe compito che spetta alle forze politiche decidere di assumere nei loro programmi.

La Sezione VI, “Corrispondenze”, è rappresentata da un’esposizione di Alessandro Colleoni, dal titolo Parigi, Fonds Ricoeur, dove l’autore descrive con accuratezza la realtà di questo centro di ricerca che raccoglie l’archivio delle opere di Paul Ricoeur: libri, documenti, inediti, bibliografia secondaria. Si tratta non soltanto della possibilità di accedere a tutta la documentazione disponibile su questo filosofo, ma anche, data la sua nota apertura e attitudine al dialogo con altre correnti di pensiero, di avere degli spunti utili nella ricostruzione del dibattito filosofico in Francia e fuori nella seconda metà del Novecento. Il testo risulta utile per chi volesse prendere contatto con il Fonds Ricoeur e, attraverso la nostra rivista, chiedere ulteriori informazioni all’autore di questa corrispondenza parigina.

Per la Sezione VII, “Pratiche filosofiche”, il riferimento alla didattica nella scuola è ineludibile e di ciò è una apprezzabile testimonianza lo stimolante testo di Martino Sacchi, MOODLE, MOOCs e filosofia alle scuole superiori. Una esperienza sul campo, ispirato a un modello interattivo di tipologia costruttivista. L’insegnante parte da un sito, Il Filo di Arianna (FdA), dove sono inseriti i molteplici contributi presenti nel corso delle lezioni frontali, sulla base dei quali lo studente ha il compito di preparare un file del suo quaderno-dispensa individuale, con una sua scelta motivata delle fonti che gli sono state offerte, sulle quali può aggiungere le sue osservazioni. Il quaderno-dispensa diventa il punto di partenza della successiva interrogazione orale inerente alla logica interna della sua costruzione e alla qualità delle scelte e delle osservazioni in esso inserite dallo studente.

La Sezione VIII, “Letture e Eventi”, si apre con l’evento per Bookcity promosso dalla Statale di Milano e dalla Società Filosofica Italiana – Sezione Lombarda per la presentazione del libro Homo Homini Deus. L’ideale umano di Spinoza (Mimesis, 2019) di Patrizia Pozzi, una valida studiosa spinoziana che da tempo malata di Sla ha tuttavia avuto la determinazione e la forza di dare gli ultimi ritocchi al testo del suo libro e di curare la bibliografia. Riproduciamo qui, ringraziandola per avercelo concesso, il testo dell’intervento della Prof.ssa Rossella Fabbrichesi, che si è aggiunto nel corso del pomeriggio a quelli di Gianfranco Mormino e di Cristina Zaltieri e all’introduzione perla SFI lombarda di Rossana Veneziano. Di un altro evento dell’Università Statale di Milano dà conto il contributo di Alessandro Colleoni La scienza della felicità. Una giornata in ricordo di Giovanni Piana, che ha visto come relatori il Rettore dell’Università Statale Elio Franzini ed una serie di illustri studiosi quali Vincenzo Costa, Carlo Serra, Roberta De Monticelli e Paolo Spinicci, i quali si sono soffermati sui diversi aspetti di Giovanni Piana, recentemente scomparso, autore di contributi di forte impatto teorico su temi di grande respiro filosofico. L’ampio e attento resoconto di Colleoni permette al lettore di cogliere i punti fondamentali sui quali il convegno si è concentrato. Per le letture a carattere di recensioni si segnalano le seguenti: 1) Fabio Fossa sul libro di David Gunkel, Robot Rights; 2) Gianni Trimarchi sul libro di Luciano Mecacci, Lev Vygotskij: sviluppo, educazione e patologia della mente; 3) Riccardo Valenti sul libro di Henri Bergson, Plotino. Corso del 1898-1899 all’École Normale Supérieure; 4) Dario Sacchi sul volume collettaneo The Reception of Husserlian Philosophy in North America curato da Michela Beatrice Ferri.

Franco Sarcinelli

Alberto Frigo

Fabio Fossa

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