RECENSIONE A “DE SCRIPTURA. DOLORE E SALVEZZA IN PROUST”, E. PALMA, MIMESIS, MILANO 2024
Federico Nicolosi
Tra i più alti disegni mai tracciati di quell’«irredenta tragedia che è il vivere umano», la Recherche du temps perdu non è la mera – sia pur incantevole e magistralmente inscenata – narrazione di una esistenza travagliata; essa è un esercizio teoretico, esistenziale, metafisico il cui acume vanta ben pochi rivali nella storia della letteratura e della filosofia. De scriptura muove da questa consapevolezza e, in ragione del suo volersi configurare come «un trattato filosofico che con Proust, su Proust e oltre Proust riesca a fornire un contributo teoretico originale», ha il merito di dipanare il senso più profondo del filosofare proustiano, sottoponendo la sua Opera a un vaglio eminentemente speculativo che ne illumini i vertici concettuali fondativi.
